Nel tempo immobile del lockdown i giorni sembrano tutti uguali e si susseguono con la sensazione che finiscano nella spazzatura inutilizzati. Le telefonate con gli amici non portano novità, ma rievocazioni nostalgiche di quando le cose accadevano e potevamo raccontarcele. Giorni, settimane e mesi vanno sprecati e la vita che abbiamo davanti sembra sempre più breve, perciò ci perdiamo a fantasticare su come ne sfrutteremo ogni istante, come coglieremo tutte le occasioni, come faremo tutte quelle cose che abbiamo sempre rimandato convinti di averne tutto il tempo, ma anche questo far progetti sta diventando ripetitivo mentre la data in cui potremo realizzarli rimane indefinita e si sposta ora in avanti, ora indietro a seconda dell'andamento della pandemia. Nel frattempo, tutto fermo.
L'unico stimolo che mi tiene accesa la mente in mezzo al poco che abbiamo da dirci è la lettura, l'ultimo numero di National Geographic, ebook e libri.
Ho appena finito di leggere un ebook che mi sarebbe sicuramente piaciuto se non fosse stato rovinato da una pessima traduzione. Tre secondi a Bogotà di Mark Playne è la storia del viaggio attraverso gli stati del Sudamerica di un ragazzo inglese e della sua fidanzata originaria dell'Ecuador nel 1994. Lui vende gioielli d'argento nei mercatini e lei è un'artista di strada, ballerina, e grazie a questo loro modo di mantenersi conosceranno l'America Latina dal basso, dal punto di vista della gente comune e dei più poveri e dei giovani come loro con i portafogli pieni solo di sogni. Bella anche l'idea di raccontare quei mesi avventurosi partendo da una scena da thriller in cui i due giovani si trovano di notte in un taxi a Bogotà e il tassista ha un coltello puntato alla gola, nei tre secondi in cui il narratore pensa a come uscire da quella spaventosa situazione, ripercorre gli eventi che l'hanno condotto a quel momento. Sarebbe quindi stata una lettura davvero piacevole se il fastidio di una traduzione orrenda non avesse compromesso tutto. Mi è capitato di trovare errori di traduzione in altri libri, ma questo li batte tutti perché è un continuo strafalcione, dalla costruzione delle frasi rimasta quella inglese che in italiano non regge, alla traduzione letterale di modi di dire anziché cercare il corrispondente in italiano, dalla confusione tra maschile, femminile, singolare e plurale, a espressioni che nella nostra lingua non hanno senso. Il traduttore automatico di Google avrebbe fatto sicuramente di meglio. Sono arrivata in fondo solo perché volevo vedere come sarebbe andata a finire con il tassista, ma ho fatto davvero fatica. Se vi interessa, procuratevi la versione in lingua originale, questa è un'agonia.
Insomma, sfrutto la mancanza di storia attuale messa in pausa dalla pandemia per esplorare tempi passati che avevo trascurato e so che quello trascorso a leggere non è mai tempo perso.

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