Nell'ultimo post dicevo che stiamo vivendo un tempo immobile, ma in effetti c'è qualcosa che si muove proprio in queste settimane: l'Etna. Mi ricorda che il nostro pianeta è vivo e in costante trasformazione indipendentemente dalle vicende umane.
Ma torniamo ai vulcani. Mi ricordo che quando con gli altri bambini del cortile ci arrampicavamo sul grande gelso, fingevamo di non poter scendere perché circondati dalla lava e dovevamo stare molto attenti a non cadere. Durante i miei viaggi ho visitato diversi vulcani, ma non l'Etna.
Nel 2010 ho soggiornato a Samosir, un isolotto al centro della caldera del supervulcano che oggi ha il cratere occupato dal lago Toba. Faceva una certa impressione guardarsi intorno ed essere circondati dalle alte pareti del cratere, era come stare sospesi sopra una bocca spalancata pronta ad inghiottire lago, isola e tutto quello che c'era sopra.
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| Stromboli |
Sono stata in cima a Stromboli e Vulcano nel 2011 durante dieci giorni di vacanza sulle bellissime isole Eolie. Durante la salita a Stromboli, sentivo le esplosioni sull'altro versante che mi rimbombavano nel petto e un miscuglio di paura ed eccitazione mi spingeva sul sentiero. Lungo il percorso, ho osservato una fontana di lava zampillare dal fianco del monte contro le nuvole al tramonto e ricordo il suono sia del potente spruzzo che dei pezzi infuocati che ricadevano a terra. Giunta in vetta che era ormai buio, ho potuto assistere allo spettacolo di fontane di lava alte duecento metri nel cielo notturno.
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| Kelimutu |
Ho visto l'alba sorgere sui tre laghi acidi del vulcano Kelimutu sull'isola di Flores nel 2012. Un luogo dall'atmosfera magica e dai colori intensi, ricco di leggende e frequentato da scaltre scimmiette. Ricordo la natura rigogliosa nelle valli circostanti per il suolo reso fertile dalle passate eruzioni.
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| Anak Krakatau |
Sono salita sull'Anak Krakatau nel 2013, il nuovo monte spuntato dalle acque dello Stretto della Sonda dopo la leggendaria eruzione del Krakatoa del 1883. Quello è stato il coronamento di un sogno perché la storia catastrofica del Krakatoa è sempre stata una delle mie preferite fin da ragazzina. Ce n'è un racconto molto dettagliato nel libro
Tsunami di Walter Dudley e Min Lee e in una puntata di
Ulisse con tanto di ricostruzione cinematografica del disastro che, grazie alle osservazioni dei testimoni dell'epoca, è stato uno dei primi laboratori di vulcanologia.
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| Hawaii |
Nel 2014 ho camminato sulla crosta di un lago di lava, esplorando il favoloso parco nazionale dei vulcani alle Hawaii. Nell'immaginario comune, le Hawaii sono spiagge bianche frequentate da surfisti, ma per me l'isola più interessante ed emozionante è stata Big Island con i suoi vulcani giganti e distese di lava che si tuffano in mare, tunnel di lava solidificata con le pareti striate di metalli sciolti dal calore e paesaggi fermati nel tempo al momento in cui il vulcano li ha bloccati per sempre sotto una coltre nera.
E tutte le volte che sono stata a Bali mi sono trovata accanto, davanti o dentro un vulcano perché, come ogni isola indonesiana, è nata dai vulcani e vive sia grazie a loro che sotto la loro minaccia.
Ovunque nel mondo, al cospetto di questi monti di fuoco si percepisce davvero il pianeta che respira e si muove sotto i nostri piedi, la natura che si trasforma, i panorami che cambiano forma e colore. Si torna col pensiero ai primordi del pianeta, alle forze preistoriche che hanno modellato i continenti e innalzato catene montuose. Spaventoso, straordinario, bellissimo.
Ma sull'Etna non sono mai stata perché è un mostro di montagna alto più di tremila metri, un'escursione più adatta a un alpinista che a una turista digiuna di sport come me. Insomma, i vulcani mi affascinano da sempre, ma non c'è forza della natura che possa vincere la mia pigrizia.
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