domenica 7 febbraio 2021

Ode a National Geographic

Secondo me, National Geographic andrebbe letto nelle scuole.



Sono una fiera abbonata di questa rivista che ogni mese mi apre una finestra sulla cultura, sulla scienza, sulla natura, sulla storia. Sembra pubblicato per me perché tratta tutti gli argomenti che più mi attraggono e lo fa attraverso le foto e gli articoli di tantissimi collaboratori diversi, provenienti da tutto il mondo.

È come avere un amico acculturatissimo che ogni mese viene a trovarmi per raccontarmi nuove storie di luoghi che da sola non potrei raggiungere, di scoperte e invenzioni che da sola non potrei capire, di persone che vivono in realtà diverse dalla mia che da sola non conoscerei, di fatti che seppure si svolgono in altre nazioni mi riguardano e le cui conseguenze mi toccheranno, di eventi accaduti in epoche che non ho vissuto. E a me piace imparare: sono una secchiona! Viene a meravigliarmi, a farmi sognare e riflettere, mi spiega argomenti complessi portandoli nel quotidiano perché chiunque possa comprenderli e sentirli più vicini. 

Mi parla anche di cose brutte perché è giusto saperle e denunciarle, ma non si fa influenzare dalla politica e si impegna a sostenere progetti che risolvano – o possano almeno mitigare – i problemi del nostro mondo. Non si limita a dirmi che c'è una guerra, mi racconta come e perché è scoppiata, come la vivono le persone comuni, di cosa hanno bisogno; non descrive soltanto gli effetti dell'inquinamento, ma mi spiega come quel particolare ecosistema serve all'equilibrio naturale e cosa accadrebbe se lo perdessimo, mi presenta i progetti per conservarlo e li finanzia.

Soprattutto, National Geographic è serio e io mi fido di quello che leggo perché dietro c'è un grande lavoro, mai superficiale. I suoi reporter vanno a cercare la verità fino in fondo e la raccontano com'è nel bene e nel male, con prove, ricerche, indagini sul campo, raccolta di testimonianze. Non c'è spazio per voci inaffidabili o di parte, come scrive anche Piero Angela nella sua autobiografia – anche questa da leggere nelle scuole – “la velocità della luce non si stabilisce a maggioranza, per alzata di mano. Se io in televisione praticassi la par condicio, mettendo sullo stesso piano scienza e pseudoscienza, sarei screditato”. Questo non significa chiudersi alle novità, bensì prendere per buone le nuove teorie solo quando sono dimostrate e supportate da nuove prove: prima dei telescopi, sapevamo dell'universo solo ciò che potevamo vedere a occhio nudo, oggi ovviamente la nostra conoscenza dello spazio è cambiata.

Accumulando negli anni tanti numeri di National Geographic posso ricostruire l'evoluzione del nostro mondo, i cambiamenti culturali e sociali, i progressi scientifici, e mi piace riprendere un vecchio articolo per osservare come certe cose siano migliorate, peggiorate o rimaste uguali nel tempo.

Quanti libri ho comprato perché citati negli articoli! Dalle cronache delle grandi esplorazioni ai misteri dell'archeologia, dalle biografie di personaggi storici a saggi si astronomia e geologia e volumi fotografici dei grandi fotoreporter. Eh sì, perché se un tema mi appassiona non mi limito al reportage, ma vado ad approfondire con altre letture e qualche volta ci ho scritto perfino un racconto o una parte di romanzo.

E quanti dei miei viaggi sono stati ispirati da quelle pagine! La natura non finirà mai di stupirmi, o forse sì, se non la proteggiamo abbastanza. Vi ricordate questo post

Insomma, ogni mese è Natale per me quando scarto il nuovo National Geographic (con involucro biodegradabile) come un regalo, il più prezioso: la conoscenza. 

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