lunedì 21 dicembre 2020

Noi fortunati e il resto del mondo

Chi ha seguito Semm de passacc sa che il mio modo di viaggiare mi ha permesso di stringere amicizie preziose in varie parti del mondo. Persone comuni, come me, ma che vivono in luoghi molto diversi da dove abito io, hanno abitudini, tradizioni e culture diverse dalle mie eppure abbiamo creato legami forti di affetto, rispetto e fiducia. Ci confrontiamo, ampliamo i nostri orizzonti, scopriamo altre realtà, ma non come ce le raccontano i notiziari incentrati sulla politica e l'economia, bensì al livello della quotidianità. Qualcuno di voi ha conosciuto queste persone perché ha viaggiato con me, altri attraverso i racconti sul blog, altri le conosceranno adesso.

Il Covid-19 si è diffuso in tutto il mondo, ma naturalmente i nostri media si concentrano su ciò che accade in Italia, ci danno istruzioni su come comportarci, ci raccontano l'impatto che ha sulla nostra economia e sul nostro modo di vivere, tutto giusto e legittimo, ma dall'estero arrivano soltanto numeri e notizie di politica. È sempre stato così e il resto del mondo sembra tanto lontano che non ci tocca, ne abbiamo un'idea tanto vaga che per definire un altro popolo ci basiamo su stereotipi e pregiudizi e, non sapendo nemmeno indicare su una cartina dove si trovano certi Paesi, pensiamo che ciò che accade al di fuori del nostro quartiere non ci riguardi. Invece, questo pianeta diventa ogni giorno più piccolo e la pandemia dimostra che il nostro vicino di casa abita a Wuhan e quello che gli capita ci riguarda eccome!

Ma non voglio divagare su temi enormi, torniamo al piccolo della gente comune. Mi sono preoccupata di come i miei amici stranieri stessero vivendo questa situazione e ringrazio la tecnologia di poter mantenere i contatti con loro a dispetto delle distanze.

Peris, la mia orsacchiotta di cioccolato fondente, vive a Nairobi con i suoi tre figli adolescenti in una modesta, ma dignitosa casetta come ce ne sono tante nelle città africane. Come tutti da quelle parti, si arrangia con cento lavoretti, ma la sua fonte principale di reddito era organizzare le escursioni per gli ospiti del piccolo bed and breakfast Khweza. Naturalmente, il turismo è stato il settore colpito per primo e più duramente dalla crisi causata dalla pandemia e Peris si è ritrovata a casa, senza stipendio, a pregare che questo brutto momento passasse in fretta. A un certo punto, ci siamo tutti resi conto che non era questione di giorni o settimane, e Peris non è certo rimasta con le mani in mano a lamentarsi: ha investito il poco che aveva nel commercio di legumi e cereali per tirare avanti. Io le ho inviato un piccolo aiuto, come acconto sui viaggi futuri, così è riuscita a pagare gli affitti arretrati che si accumulavano e permettere ai suoi figli di continuare a studiare da casa, mentre le scuole sono chiuse.

Non solo, condivide quello che ha con le famiglie del vicinato meno fortunate perché è così che si usa in Africa. “Mi sento male quando possiedo qualcosa, mentre il mio vicino non ha niente” mi ha scritto. Quando ho cominciato a leggere i romanzi di Alexander McCall Smith sulla detective Precious Ramotswe mi sono sempre immaginata la protagonista con il volto di Peris perché descritta come una donna forte e saggia, di corporatura tradizionale. Anche se quei romanzi sono ambientati in Botswana, ho ritrovato lo stesso spirito e lo stesso modo di guardare il mondo della mia amica. Ci sentiamo almeno due volte a settimana: lei mi manda le foto dei suoi ragazzi di cui è tanto orgogliosa, io le mando quelle del mio gatto Bio e della neve che è caduta di recente, lei mi chiede di mio padre (che ha subito un intervento e si è ripreso bene, per fortuna), io le domando come sono le sue giornate e le raccomando di stare sempre attenta alla salute. Insieme fantastichiamo di quando potremo finalmente rivederci perché vorrà dire che il peggio è passato.

Kadek, invece, abita a Bali e, dopo aver lavorato diversi anni per l'ecolodge Udayana dove ci siamo conosciute, ha aperto un piccolo ristorante take away. L'intera isola vive di agricoltura e turismo, la pandemia l'ha messa in ginocchio, anzi, l'ha proprio sbattuta a terra. Kadek mi scrive che è fortunata perché suo marito fa il meccanico e almeno lui lavora ancora, ma sono tempi così duri che non si vede la luce in fondo al tunnel. Hanno due bellissimi figli che studiano e Kadek è preoccupata per il loro futuro perché in certi Paesi le opportunità non sono tante come da noi, la crisi rischia di mandare all'aria tutti i sacrifici fatti per dare loro una vita migliore della casetta a due stanze dove abitano tutti insieme. Kadek è una donnina minuta, ma forte anche se un po' ansiosa perché si preoccupa tanto degli altri, materna con tutti, e piena di gentilezza, come quando mi regalava la frutta dopo i rituali al tempio oppure quando ha chiesto alle cameriere del lodge di insegnarmi a guidare il motorino per non farmi prendere il taxi. Credo che stiano ancora ridendo della mia goffaggine dopo oltre tre anni.
Mi ha fatto piacere mandare qualcosa anche a lei per darle un minimo di sollievo, con la promessa che tornerò a pranzo nel suo warung che, tra l'altro, è la veranda di casa sua. Se mai vi capiterà di andare a Bali, zona Jimbaran, chiedetemi indicazioni per trovare il suo ristorantino perché non è tanto facile da scovare nel labirinto di vicoli di quella grande periferia.

Kadek mi scrive di stare al sicuro e prendermi cura di me, prega per la salute mia, della mia famiglia e delle Cavallette che le ho fatto conoscere l'ultima volta che sono stata a Bali. Prega, come si fa a Bali, accendendo incensi profumati e lasciandoli consumare sopra un cestino di foglie secche, fiori e riso come offerta agli dei.

Intanto, nel sud dell'isola di Sumatra, i ragazzi di Alert hanno pianto la scomparsa di Marcellus, fondatore dell'associazione, ma portano avanti con ancor più determinazione la sua missione in difesa della foresta e dei suoi animali. Ammalarsi nei villaggi che circondano il parco nazionale Way Kambas è un disastro, come in ogni località remota che dista svariati chilometri di pessime strade dal primo ospedale, quindi stanno tutti molto attenti. Qualcuno di loro ha un secondo lavoro, come il mio amico Hari che fa la guida ornitologica, perché Alert, sorretta esclusivamente da donazioni, non è sempre in grado di garantire un salario ai suoi collaboratori e il grosso dei soldi va naturalmente investito nelle attività dell'associazione. 

In questi mesi, ho contribuito con un paio di donazioni e Dan, il ragazzo con cui ho lavorato durante il mio volontariato laggiù, mi ha mandato le loro foto mentre ristrutturano il centro riforestazione con il mio aiuto. Voleva anche spedirmi una tazza e una maglietta di Alert, ma gli ho detto di risparmiare i soldi della spedizione perché tornerò da loro appena possibile e potrà consegnarmeli di persona.

Insomma, i miei amici, in Africa come in Indonesia, se la cavano in qualche modo perché sono tutte persone abituate a far fatica nella vita e soprattutto sono capaci di conservare il sorriso anche nelle avversità.

Io sono fortunata perché sono nata in un Paese ricco, perché ho un lavoro e perché ho facile accesso alle cure mediche. Sono fortunata perché quelle con cui ho dato una mano ai miei amici per me sono cifre irrisorie, mentre per loro fanno la differenza. Sono fortunata perché qui e laggiù ho degli amici meravigliosi.

“Mi sento male quando possiedo qualcosa, mentre il mio vicino non ha niente” e i nostri vicini sono il mondo intero. Buon Natale ai fortunati che condividono la loro fortuna!

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